martedì 13 maggio 2008 
 
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La villa di Traiano
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Gli Altipiani di Arcinazzo
Premio Naz. di Cultura
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La villa, non citata nelle fonti, viene attribuita a Traiano soprattutto in base al rinvenimento (1892) di tre fistulae aquariae con il nome dell'imperatore, il liberto Herbrus, databili fra il 97 e il 114-115 ca. Si aggiungono a sostegno della tesi la tecnica edilizia in opus mixtum, tipica dell'età traianea, la datazione a questo periodo della decorazione marmorea del ninfeo (Lissi), l'intervento di Traiano nella vicina valle dell'Aniene, ove rialzò l'incile dell'acquedotto Anio novus fino alla villa di Nerone a Subiaco (v. p. 36, n. 1), l'amore dello stesso per i monti e la caccia attestato da Plinio il Giovane in un passo del Panegirico (v. p. 1), che secondo noi va riferito proprio alla villa di Arcinazzo. In età romana l'altopiano carsico - il primo di un certo rilievo che si incontra andando da Roma verso gli Appennini - per tipo di vegetazione e condizioni climatiche era popolato di abbondante fauna (cervo, capriolo, istrice, tasso, orso, lupo, lince etc.); uno dei principali motivi, quindi, che lo fecero prediligere come sito della villa dovette essere proprio l'interesse venatorio, cui si aggiungeva la possibilità di effettuare escursioni di caccia ai grossi ungulati durante l'alpeggio estivo sui monti vicini.
Un'importante testimonianza è costituita da un'iscrizione sepolcrale del Il secolo rinvenuta nel 1936 presso il moderno abitato degli Altipiani a km 3,5 dalla villa; dedicata da M. Ulpius Primillus alla moglie Munia Maxima, costituisce il primo documento epigrafico in cui compare il gentilizio imperiale, portato probabilmente da un liberto o figlio di liberti.
 
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