sabato 10 maggio 2008 
 
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La villa di Traiano
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Gli Altipiani di Arcinazzo
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Per maggiore chiarezza nella descrizione farà riferiment numeri riportati nella pianta a flg. 4.

Questa (m 250 x 180 ca.) si compone di due grandi platee impostate alle falde del monte Altuino e rivolte verso gli Altipiani. Lungo la via Valeria- Sublacense è il terrazzamento inferiore a contrafforti in opus mix tum lungo m 150 (fig. 5), ma ancora interrato per un bel tratto all'estremità Ovest (m 50 ca.). Recentemente è stato scavato fino all'angolo Est, ove si è messo in luce un avancorpo proteso verso la strada, nel quale tra i contrafforti si aprono quattro finestre che davano luce ad ambienti retrostanti (figg. 6-7). Nel muro ortogonale, girato l'angolo, vi sono tre successive aperture; due immettono in vani rettangolari con larghe porte, di cui si conservano le soglie a massicci blocchi di calcare (fig. 8); la terza apertura ospita una scala per superare il dislivello del terrazzamento, che aveva i gradini rivestiti di blocchi di calcare (resta per intero solo quello inferiore; fig. 9). È questa la zona del vestibulum della villa dotato di ambienti di servizio e magazzino, l'ingresso ufficiale che si raggiungeva salendo agli Altipiani dalla via Praenestina.


Fig.4 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: pianta della zona scavata (platea inferiore).


Fig.5 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: terrazzamento inferiore.


Fig.6 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: avancorpo del terrazzamento inferiore (sullo sfondo il monte Altuino).


Fig.7 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: avancorpo del terrazzamento inferiore (particolare).


Fig.8 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: ambiente nel lato Est dell' avancorpo.

In epoca tarda i vani rettangolari, già spogliati, vennero riutilizzati come locali per la fabbricazione del cocciopesto.
Il terrazzamento inferiore presenta nel tratto Ovest alcune particolarità: due passaggi richiusi, rispettivamente per accedere a un gruppo di ambienti monumentali e al giardino sovrastanti; due cunicoli collegati al ninfeo n. I o a vasche e fontane del giardino, un serbatoio per la raccolta dell'acqua addossato in epoca tarda ai primi tre contrafforti. Un contrafforte raddoppiato si spiega forse con una 'ripresa' di cantiere, poiché viene a cadere quasi alla congiunzione fra il gruppo di ambienti monumentali e il giardino. Verso Est invece è stata inserita in epoca tarda una scala in laterizio a gradini per salire sulla platea (fig. 10).


Fig.9 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: scala nel lato Est dell' avancorpo.


Fig.10 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: scala nel terrazzamento inferiore.

Tutto il terrazzamento di età traianea è in opus mixtum di tasselli piramidali disposti a formare linee oblique (opus reticulatum) e liste di mattoni(opus latericium), che rivestono un nucleo di malta e scaglie (opus caementicium). Nell'avancorpo i contrafforti tra le finestre e quelli ai lati delle porte sono stati invece rinforzati con fodere murarie a ricorsi di biocchetti parallelepipedi e mattoni (opus listatum) di epoca tarda (IV-V secolo). Nel tratto di terrazzamento verso Nord gli stessi sono rimasti nascosti dietro un muro avanzato che ha determinato specie di casse murarie (v. fig. 4). La base dell'avancorpo verso strada appare inoltre ulteriormente rinsaldata con una fasciatura di pietrame irregolare (v. fig. 7).

Il terrazzamento inferiore originava una platea di forma rettangolare allungata (m 150 x 45), occupata all'estremità Ovest da un blocco edilizio monumentale in opus latericium e mixtum e per il resto da una vasta area scoperta a giardino. Al centro del blocco edilizio campeggia una sorta di atrio (n. III) costituito da un profondo ambiente rettangolare con due pilastri frontali verso il giardino e quattro porte che immettono nei vani vicini (fig.11). Alle sue spalle è. un'ampia sala rettangolare identificata con un triclinio, mentre a Nord è un' altra sala (non scavata) con quattro porte di disimpegno in asse con quelle del c. d. atrio, sul cui fondo si apre un ninfeo a esedra. Il triclinio (n. X) è un vano rettangolare (m 11,20 x 7,45) in opus mixtum, conservato per notevole altezza, con una porta verso il corridoio n. IV e una larga finestra sul fondo che doveva essere coperta a piattabanda (fig. 12); nei lati lunghi erano due nicchie semicircolari affrontate, oggi quasi completamente distrutte. È separato dall'atrio con un diaframma 'a giorno' in laterizio, costituito di due porte laterali a sesto ribassato inquadranti una finestra centrale. Il soffitto era a solaio, il pavimento in opus sectile di marmi vari, di cui è stato possibile ricostruire il raffinato disegno con complessi ornati geometrici. Le pareti presentavano, sopra un basso zoccolo impellicciato, rivestimenti in marmo e intonaco dipinto, di cui si sono recuperati frammenti con decorazione floreale. A riquadri o a una fascia sommitale appartengono invece numerosi frammenti di stucchi, tra i quali si riconoscono paesaggi naturali, architetture leggere e fantastiche popolate da figure, scene mitologiche (centauri, Ercole, amazzoni), motivi geometrici e vegetali (fig. 13). Si trattava di una decorazione di estrema raffinatezza e preziosità, come indicano innanzitutto le tracce di doratura conservate su alcuni pezzi e i filamenti d'oro inseriti nella capigliatura di alcune testine.


Fig.11 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: l'atrio in fase di scavo (anni Cinquanta).


Fig.12 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: triclinio.


Fig.13 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: stucchi con centauromachia dal triclinio.

Anche l'atrio conserva resti del pavimento in marmo. I sectilia pavimenta dovevano essere un elemento qualificante della decorazione della villa; lo di- mostrano i lacerti nel corridoio n. IV e, soprattutto, il bellissimo pavimento ancora da scavare nell'ambiente in fondo a motivi quadrati e rettangolari bor- dati da listelli (flg. 14). Esempi che arricchiscono il panorama delle testimo- nianze; per altro piuttostQ èsigue, dell'età traianea.
Il parallelo ambiente n. 11, un ninfeo rettangolare absidato, risulta scavato solo lungo i muri perimetrali, mentre al centro è ancora occupato da interro e crolli; negli anni Cinquanta tu completamente liberata solo l'esedra semicircolare sul fondo, movimentata da tre grandi nicchie (una rettangolare coperta con arco ribassato e due absidiole), che prospettano su una vasca (lacus) rialzata rispetto al pavimento antistante (fig. 15). Questa è rivestita in cocciopesto e riceveva acqua da condutture flioriuscenti dalle nicchie; un tombino per lo svuotamento è allacciato a un cunicolo che corre sotto il pavimento dell'ambiente e forse si collega a quello sotto il contrafforte n. 10. L'esedra, tutta in laterizio, doveva essere impellicciata di marmo ed aveva una fastosa decorazione architettonica, di cui al momento dello scavo si conservavano in- teri tre dei quattro mensoloni ai lati delle nicchie; uno s019, distaccato dalla pa- rete, sopravviveva negli anni Ottanta, in seguito rubato come era già accaduto per gli altri. I mensoloni sorreggevano colonnine inquadranti le nicchie ed erano forse raccordate in alto da un architrave concavo; e incerto se questo corresse all'imposta di un catino che copriva l'esedra. Le colonnine recavano una base di tipo ionico scolpita in un unico blocco con la mensola, che aveva i bordi segnati da una comicetta a foglie d'acanto e una decorazione in bassorilievo sulle superfici. Nella parte frontale convessa due delfini (fig. 16), dal corpo crestato e lunghe pinne, guizzano sulle onde con le code intrecciate a un tridente; lateralmente un tritone, con il braccio sollevato nell'atto di nuotare e 'gonnellino di foglie d'acqua', riempie lo spazio con la coda ritorta desinente a pinna tripartita. Il 'soggetto marino' è adattissimo a un ninfeo; si osservi inoltre che il lacus doveva essere riempito fino alla base delle mensole ove sono scolpite le onde, per cui i delfini sembravano balzare sull'acqua. L'intera decorazione architettonica, di cui si spera di rinvenire nuovi elementi alla ripresa dello scavo, va sottoposta a uno studio accurato per stabilire confronti e precisarne la datazione; la Lissi, che la riporta ad epoca traianea, cita anche paralleli di età flavia. In effetti la ricchezza ornamentale e il colorismo dei pezzi di architrave richiamano molto da vicino esempi domizianei (es. decorazione del teatro della villa di Castel Gandolfo), mentre il plastico bassorilievo classicamente chiaroscurato delle mensole evoca l'età adrianea e il pensiero corre per il soggetto alla decorazione della Piazza d'Oro e del Teatro Marittimo di Villa Adriana. Il confronto con il ninfeo di fondo della Piazza d'Oro vale anche per l'ordine architettonico applicato di colonne su mensole.


Fig.14 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: pavimento marmoreo.


Fig.15 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: esedra del ninfeo (scavi anni Cinquanta).


Fig.16 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: mensolone del ninfeo.

A Sud dell'atrio-triclinio sono uno stretto corridoio e un gruppo di ambienti con pavimenti laterizi identificabili come stanze di servizio (nn. V-VIII). La zona dietro ninfeo e triclinio non è scavata, ma da qui è accessibile un criptoportico (interrato) che si dirama verso Ovest e Nord. I terreni sovrastanti ospitavano costruzioni fino all'estremità Ovest del terrazzamento inferiore, le quali, per essere impostate a livello superiore rispetto ai vani prospettanti sul giardino, costituivano un nucleo edilizio distinto; gli scavi hanno rivelato una rampa con pianerottolo che dal vano n. Ix (resti di pavimento a mosaico bianco) consentiva di salire al piano superiore.

L'area destinata a giardino sul terrazzamento inferiore era veramente grandiosa (v. figg. 5, lì); essa occupava almeno tutta la parte centrale della platea fra il blocco edilizio monumentale e il casaletto-Museo. L'estremità presso l'avancorpo sporgente, ove era la scala d'ingresso, era occupata da ambienti voltati con elegante decorazione pittorica.
Sull'articolazione del giardino non si sa nulla e proprio a questo riguardo le prospettive dello scavo sono più allettanti, perché vi è la concreta possibilità di ricostruire l'impianto di un hortus o viridarium di età romana. Si devono comunque immaginare complesse opere di giardinaggio (ars topiaria), fuse con architetture leggere ed elementi decorativi vari. A questo proposito è significativo il rinvenimento nell'interro del terrazzamento inferiore di elementi di base di una transenna con modanatura ionica, che si agganciavano a basi di colonne. Al centro del giardino è probabile che si trovino una o più piscine o canali (euripi), sul tipo di quelli esistenti, ad esempio, nella villa dei Papiri ad Ercolano, in quella di Orazio a Licenza o nella Piazza d'Oro di Villa Adriana. Il giardino era circondato da un peristilio, che aveva nel lato Sud (scavo degli anni Cinquanta oggi ricoperto) colonne laterizie addossate a un muro e nel lato Ovest grossi punti di travertino forse per sorreggere colonne o pilastri (v. fig. 4).
Verso monte il giardino era delimitato da un terrazzamento superiore (v. fig. 5), lungo solo m 90, ma molto più alto di quello inferiore, che in origine era a contrafforti per l'intera lunghezza. Successivamente, forse per il pericolo di un crollo, nella metà occidentale gli spazi tra i contrafforti vennero saturati con tratti di muro continuo; sono rivestiti anch'essi in opus mixtum, per cui l'intervento non deve essere stato mQlto distante cronologicamente. Nel tratto Est, invece, presso il casaletto-Museo, tra i contrafforti vennero inserite delle nicchie semicircolari, che probabilmente ospitavano fontane (fig. 17).


Fig.17 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: nicchie del terrazzamento superiore.

L'estremità Ovest del terrazamento superiore terminava con uno stretto passaggio (n. XIV), accessibile dal peristilio. L'estremità opposta, invece, è nascosta dietro il casaletto-Museo, che vi si addossa, per cui durante la recente ristrutturazione è stata aperta internamente una 'finestra' per consentire la vista del muro antico. Dietro il casaletto è venuta alla luce una scala (largh. m 2,85), simile a quella del vestibolo d'ingresso, che supera il dislivello fra la platea inferiore del giardino e quella superiore. Essa si pone all'inizio del lungo terrazzamento Nord- Sud, per cui potrebbe trattarsi non di una semplice scala di comunicazione, ma di un accesso secondario alla villa. Presenta due serie di gradini separati da uno intermedio più largo e si conclude in alto con un pianerottolo pavimentato a mosaico bianco. I gradini erano interamente rivestiti di spesse lastre di marmo, quasi tutte asportate violentemente a colpi di piccone. Si tratta di una spoliazione attribuibile forse a uno degli scavi per ricerca di marmi dei secoli scorsi.

La platea superiore della villa ha l'aspetto di un perfetto pianoro contras- segnato da mucchi di pietrame, con strutture sepolte chiaramente evidenziate in superficie da materiale edilizio e ceramico (fig. 18, A). Si potrebbe pensare al settore più specificatamente abitativo e di servizio, essendo quello inferiore più spiccatamente monumentale. Il lungo terrazzamento Nord-Sud (m 200; fig. 18, B) è ridotto oggi a un muro cementizio abraso segnato da una linea di alberi; soltanto verso il centro si intravede il perimetro di nicchie semicircolari (simili a quelle del terrazzamento superiore) e di opere di contraffortatura re- trostanti. All'estremità Nord sotto macchie di vegetazione affiorano strutture crollate su se stesse e sepolte sotto accumuli di materiale edilizio (fig. 18, C). Si ha l'impressione che qui sorgesse un unico grande edificio periferico, di- stinto dagli altri. Il limite Nord-Ovest della villa è dato da un muro laterizio ingiobato in una casetta rustica (fig. 18, D).


Fig.18 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: mappa catastale con indicazione dei resti antichi.

Situata ad una certa distanza verso Nord-Est, in loc. Fontana Oppietta, è infine una lunga cisterna rettangolare in cementizio ("Bagni di Nerone" o "Peschiere") a due navate con le volte crollate, separate da un tramezzo rive- stito di laterizi con archetti di comunicazione (fig. 19).


Fig.19 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: cisterna.

Poche sono le informazioni che si ricavano per la conoscenza della struttura della villa dagli autori o dai rapporti dei pur numerosi scavi che vi furono effettuati :"stufe" (=bagni riscaldati) vennero rinvenuti nel 1777, un corridoio in reticolato largo m 1,45 con pilastri in mattoni sui due lati tornò alla luce nel 1869, un "grande edificio ellittico probabilmente un anfiteatro" (ma, con maggiore verosomiglianza, una vasca o piscina) fu forse individuato in saggi del 1955 sulla platea superiore (M.G.F.C.).
 
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