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| Per maggiore chiarezza
nella descrizione farà riferiment numeri riportati nella
pianta a flg. 4. |
Questa (m 250 x 180 ca.) si compone di due grandi platee impostate
alle falde del monte Altuino e rivolte verso gli Altipiani. Lungo la via
Valeria- Sublacense è il terrazzamento inferiore a contrafforti in
opus mix tum lungo m 150 (fig. 5), ma ancora interrato per un bel
tratto all'estremità Ovest (m 50 ca.). Recentemente è stato scavato fino
all'angolo Est, ove si è messo in luce un avancorpo proteso verso la strada,
nel quale tra i contrafforti si aprono quattro finestre che davano luce
ad ambienti retrostanti (figg. 6-7). Nel muro ortogonale, girato l'angolo,
vi sono tre successive aperture; due immettono in vani rettangolari con
larghe porte, di cui si conservano le soglie a massicci blocchi di calcare
(fig. 8); la terza apertura ospita una scala per superare il dislivello
del terrazzamento, che aveva i gradini rivestiti di blocchi di calcare (resta
per intero solo quello inferiore; fig. 9). È questa la zona del vestibulum
della villa dotato di ambienti di servizio e magazzino, l'ingresso ufficiale
che si raggiungeva salendo agli Altipiani dalla via Praenestina.
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Fig.4 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: pianta della zona scavata (platea
inferiore). |

Fig.5 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: terrazzamento inferiore. |

Fig.6 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: avancorpo del terrazzamento
inferiore (sullo sfondo il monte Altuino). |

Fig.7 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: avancorpo del terrazzamento
inferiore (particolare). |

Fig.8 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: ambiente nel lato Est dell'
avancorpo. |
In epoca tarda i vani rettangolari, già spogliati, vennero riutilizzati
come locali per la fabbricazione del cocciopesto.
Il terrazzamento inferiore presenta nel tratto Ovest alcune particolarità:
due passaggi richiusi, rispettivamente per accedere a un gruppo di ambienti
monumentali e al giardino sovrastanti; due cunicoli collegati al ninfeo
n. I o a vasche e fontane del giardino, un serbatoio per la raccolta dell'acqua
addossato in epoca tarda ai primi tre contrafforti. Un contrafforte raddoppiato
si spiega forse con una 'ripresa' di cantiere, poiché viene a cadere quasi
alla congiunzione fra il gruppo di ambienti monumentali e il giardino. Verso
Est invece è stata inserita in epoca tarda una scala in laterizio a gradini
per salire sulla platea (fig. 10). |

Fig.9 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: scala nel lato Est dell' avancorpo.
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Fig.10 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: scala nel terrazzamento inferiore.
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Tutto il terrazzamento di età traianea è in opus mixtum di tasselli
piramidali disposti a formare linee oblique (opus reticulatum) e
liste di mattoni(opus latericium), che rivestono un nucleo di malta
e scaglie (opus caementicium). Nell'avancorpo i contrafforti tra
le finestre e quelli ai lati delle porte sono stati invece rinforzati con
fodere murarie a ricorsi di biocchetti parallelepipedi e mattoni (opus
listatum) di epoca tarda (IV-V secolo). Nel tratto di terrazzamento
verso Nord gli stessi sono rimasti nascosti dietro un muro avanzato che
ha determinato specie di casse murarie (v. fig. 4). La base dell'avancorpo
verso strada appare inoltre ulteriormente rinsaldata con una fasciatura
di pietrame irregolare (v. fig. 7). |
Il terrazzamento inferiore originava una platea di forma rettangolare allungata
(m 150 x 45), occupata all'estremità Ovest da un blocco edilizio monumentale
in opus latericium e mixtum e per il resto da una vasta area scoperta
a giardino. Al centro del blocco edilizio campeggia una sorta di atrio (n.
III) costituito da un profondo ambiente rettangolare con due pilastri frontali
verso il giardino e quattro porte che immettono nei vani vicini (fig.11).
Alle sue spalle è. un'ampia sala rettangolare identificata con un triclinio,
mentre a Nord è un' altra sala (non scavata) con quattro porte di disimpegno
in asse con quelle del c. d. atrio, sul cui fondo si apre un ninfeo a esedra.
Il triclinio (n. X) è un vano rettangolare (m 11,20 x 7,45) in opus
mixtum, conservato per notevole altezza, con una porta verso il corridoio
n. IV e una larga finestra sul fondo che doveva essere coperta a piattabanda
(fig. 12); nei lati lunghi erano due nicchie semicircolari affrontate, oggi
quasi completamente distrutte. È separato dall'atrio con un diaframma 'a
giorno' in laterizio, costituito di due porte laterali a sesto ribassato
inquadranti una finestra centrale. Il soffitto era a solaio, il pavimento
in opus sectile di marmi vari, di cui è stato possibile ricostruire
il raffinato disegno con complessi ornati geometrici. Le pareti presentavano,
sopra un basso zoccolo impellicciato, rivestimenti in marmo e intonaco dipinto,
di cui si sono recuperati frammenti con decorazione floreale. A riquadri
o a una fascia sommitale appartengono invece numerosi frammenti di stucchi,
tra i quali si riconoscono paesaggi naturali, architetture leggere e fantastiche
popolate da figure, scene mitologiche (centauri, Ercole, amazzoni), motivi
geometrici e vegetali (fig. 13). Si trattava di una decorazione di estrema
raffinatezza e preziosità, come indicano innanzitutto le tracce di doratura
conservate su alcuni pezzi e i filamenti d'oro inseriti nella capigliatura
di alcune testine. |

Fig.11 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: l'atrio in fase di scavo (anni
Cinquanta). |

Fig.12 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: triclinio. |

Fig.13 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: stucchi con centauromachia
dal triclinio. |
Anche l'atrio conserva resti del pavimento in marmo. I sectilia pavimenta
dovevano essere un elemento qualificante della decorazione della villa;
lo di- mostrano i lacerti nel corridoio n. IV e, soprattutto, il bellissimo
pavimento ancora da scavare nell'ambiente in fondo a motivi quadrati e rettangolari
bor- dati da listelli (flg. 14). Esempi che arricchiscono il panorama delle
testimo- nianze; per altro piuttostQ èsigue, dell'età traianea.
Il parallelo ambiente n. 11, un ninfeo rettangolare absidato, risulta
scavato solo lungo i muri perimetrali, mentre al centro è ancora occupato
da interro e crolli; negli anni Cinquanta tu completamente liberata solo
l'esedra semicircolare sul fondo, movimentata da tre grandi nicchie (una
rettangolare coperta con arco ribassato e due absidiole), che prospettano
su una vasca (lacus) rialzata rispetto al pavimento antistante (fig.
15). Questa è rivestita in cocciopesto e riceveva acqua da condutture flioriuscenti
dalle nicchie; un tombino per lo svuotamento è allacciato a un cunicolo
che corre sotto il pavimento dell'ambiente e forse si collega a quello sotto
il contrafforte n. 10. L'esedra, tutta in laterizio, doveva essere impellicciata
di marmo ed aveva una fastosa decorazione architettonica, di cui al momento
dello scavo si conservavano in- teri tre dei quattro mensoloni ai lati delle
nicchie; uno s019, distaccato dalla pa- rete, sopravviveva negli anni Ottanta,
in seguito rubato come era già accaduto per gli altri. I mensoloni sorreggevano
colonnine inquadranti le nicchie ed erano forse raccordate in alto da un
architrave concavo; e incerto se questo corresse all'imposta di un catino
che copriva l'esedra. Le colonnine recavano una base di tipo ionico scolpita
in un unico blocco con la mensola, che aveva i bordi segnati da una comicetta
a foglie d'acanto e una decorazione in bassorilievo sulle superfici. Nella
parte frontale convessa due delfini (fig. 16), dal corpo crestato e lunghe
pinne, guizzano sulle onde con le code intrecciate a un tridente; lateralmente
un tritone, con il braccio sollevato nell'atto di nuotare e 'gonnellino
di foglie d'acqua', riempie lo spazio con la coda ritorta desinente a pinna
tripartita. Il 'soggetto marino' è adattissimo a un ninfeo; si osservi inoltre
che il lacus doveva essere riempito fino alla base delle mensole
ove sono scolpite le onde, per cui i delfini sembravano balzare sull'acqua.
L'intera decorazione architettonica, di cui si spera di rinvenire nuovi
elementi alla ripresa dello scavo, va sottoposta a uno studio accurato per
stabilire confronti e precisarne la datazione; la Lissi, che la riporta
ad epoca traianea, cita anche paralleli di età flavia. In effetti la ricchezza
ornamentale e il colorismo dei pezzi di architrave richiamano molto da vicino
esempi domizianei (es. decorazione del teatro della villa di Castel Gandolfo),
mentre il plastico bassorilievo classicamente chiaroscurato delle mensole
evoca l'età adrianea e il pensiero corre per il soggetto alla decorazione
della Piazza d'Oro e del Teatro Marittimo di Villa Adriana. Il confronto
con il ninfeo di fondo della Piazza d'Oro vale anche per l'ordine architettonico
applicato di colonne su mensole. |

Fig.14 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: pavimento marmoreo. |

Fig.15 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: esedra del ninfeo (scavi anni
Cinquanta). |

Fig.16 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: mensolone del ninfeo. |
A Sud dell'atrio-triclinio sono uno stretto corridoio e un gruppo
di ambienti con pavimenti laterizi identificabili come stanze di servizio
(nn. V-VIII). La zona dietro ninfeo e triclinio non è scavata, ma da qui
è accessibile un criptoportico (interrato) che si dirama verso Ovest
e Nord. I terreni sovrastanti ospitavano costruzioni fino all'estremità
Ovest del terrazzamento inferiore, le quali, per essere impostate a livello
superiore rispetto ai vani prospettanti sul giardino, costituivano un nucleo
edilizio distinto; gli scavi hanno rivelato una rampa con pianerottolo che
dal vano n. Ix (resti di pavimento a mosaico bianco) consentiva di salire
al piano superiore. |
L'area destinata a giardino sul terrazzamento inferiore era veramente
grandiosa (v. figg. 5, lì); essa occupava almeno tutta la parte centrale
della platea fra il blocco edilizio monumentale e il casaletto-Museo. L'estremità
presso l'avancorpo sporgente, ove era la scala d'ingresso, era occupata
da ambienti voltati con elegante decorazione pittorica.
Sull'articolazione del giardino non si sa nulla e proprio a questo riguardo
le prospettive dello scavo sono più allettanti, perché vi è la concreta
possibilità di ricostruire l'impianto di un hortus o viridarium di
età romana. Si devono comunque immaginare complesse opere di giardinaggio
(ars topiaria), fuse con architetture leggere ed elementi decorativi
vari. A questo proposito è significativo il rinvenimento nell'interro del
terrazzamento inferiore di elementi di base di una transenna con modanatura
ionica, che si agganciavano a basi di colonne. Al centro del giardino è
probabile che si trovino una o più piscine o canali (euripi), sul
tipo di quelli esistenti, ad esempio, nella villa dei Papiri ad Ercolano,
in quella di Orazio a Licenza o nella Piazza d'Oro di Villa Adriana. Il
giardino era circondato da un peristilio, che aveva nel lato Sud
(scavo degli anni Cinquanta oggi ricoperto) colonne laterizie addossate
a un muro e nel lato Ovest grossi punti di travertino forse per sorreggere
colonne o pilastri (v. fig. 4).
Verso monte il giardino era delimitato da un terrazzamento superiore
(v. fig. 5), lungo solo m 90, ma molto più alto di quello inferiore, che
in origine era a contrafforti per l'intera lunghezza. Successivamente, forse
per il pericolo di un crollo, nella metà occidentale gli spazi tra i contrafforti
vennero saturati con tratti di muro continuo; sono rivestiti anch'essi in
opus mixtum, per cui l'intervento non deve essere stato mQlto distante
cronologicamente. Nel tratto Est, invece, presso il casaletto-Museo, tra
i contrafforti vennero inserite delle nicchie semicircolari, che probabilmente
ospitavano fontane (fig. 17). |

Fig.17 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: nicchie del terrazzamento superiore.
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L'estremità Ovest del terrazamento superiore terminava con uno stretto passaggio
(n. XIV), accessibile dal peristilio. L'estremità opposta, invece, è nascosta
dietro il casaletto-Museo, che vi si addossa, per cui durante la recente
ristrutturazione è stata aperta internamente una 'finestra' per consentire
la vista del muro antico. Dietro il casaletto è venuta alla luce una scala
(largh. m 2,85), simile a quella del vestibolo d'ingresso, che supera il
dislivello fra la platea inferiore del giardino e quella superiore. Essa
si pone all'inizio del lungo terrazzamento Nord- Sud, per cui potrebbe trattarsi
non di una semplice scala di comunicazione, ma di un accesso secondario
alla villa. Presenta due serie di gradini separati da uno intermedio più
largo e si conclude in alto con un pianerottolo pavimentato a mosaico bianco.
I gradini erano interamente rivestiti di spesse lastre di marmo, quasi tutte
asportate violentemente a colpi di piccone. Si tratta di una spoliazione
attribuibile forse a uno degli scavi per ricerca di marmi dei secoli scorsi. |
La platea superiore della villa ha l'aspetto di un perfetto pianoro
contras- segnato da mucchi di pietrame, con strutture sepolte chiaramente
evidenziate in superficie da materiale edilizio e ceramico (fig. 18, A).
Si potrebbe pensare al settore più specificatamente abitativo e di servizio,
essendo quello inferiore più spiccatamente monumentale. Il lungo terrazzamento
Nord-Sud (m 200; fig. 18, B) è ridotto oggi a un muro cementizio abraso
segnato da una linea di alberi; soltanto verso il centro si intravede il
perimetro di nicchie semicircolari (simili a quelle del terrazzamento superiore)
e di opere di contraffortatura re- trostanti. All'estremità Nord sotto macchie
di vegetazione affiorano strutture crollate su se stesse e sepolte sotto
accumuli di materiale edilizio (fig. 18, C). Si ha l'impressione che qui
sorgesse un unico grande edificio periferico, di- stinto dagli altri. Il
limite Nord-Ovest della villa è dato da un muro laterizio ingiobato in una
casetta rustica (fig. 18, D). |

Fig.18 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: mappa catastale con indicazione
dei resti antichi. |
Situata ad una certa distanza verso Nord-Est, in loc. Fontana Oppietta,
è infine una lunga cisterna rettangolare in cementizio ("Bagni di Nerone"
o "Peschiere") a due navate con le volte crollate, separate da un tramezzo
rive- stito di laterizi con archetti di comunicazione (fig. 19). |

Fig.19 - Arcinazzo Romano, villa di Traiano: cisterna. |
Poche sono le informazioni che si ricavano per la conoscenza della struttura
della villa dagli autori o dai rapporti dei pur numerosi scavi che vi furono
effettuati :"stufe" (=bagni riscaldati) vennero rinvenuti nel 1777, un corridoio
in reticolato largo m 1,45 con pilastri in mattoni sui due lati tornò alla
luce nel 1869, un "grande edificio ellittico probabilmente un anfiteatro"
(ma, con maggiore verosomiglianza, una vasca o piscina) fu forse individuato
in saggi del 1955 sulla platea superiore (M.G.F.C.). |
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